Caso Solland Silicon – Vietato parlarne pubblicamente

Il Comitato di Quartiere di Sinigo è dallo scorso luglio, non appena pubblicato il bando di gara per la cessione della Solland Silicon, che avrebbe voluto organizzare un incontro di approfondimento sugli scenari che si sarebbero prospettati per gli aggiudicatari, affinché la cittadinanza acquisisse una maggiore consapevolezza sui possibili sviluppi dell’area e sulle eventuali azioni preventive da intraprendere. Sul tavolo dei relatori avremmo voluto avere le persone direttamente coinvolte nella procedura fallimentare e nella redazione del bando di gara, le quali, per motivi deontologici, non hanno potuto confermare la propria presenza. Attendiamo invece, da oltre un mese, le motivazioni dell’assessore provinciale competente, il quale nel frattempo, attraverso i giornali, si è dimostrato soddisfatto dell’epilogo, poiché verrà definitivamente rimossa una potenziale fonte di rischio per la popolazione residente. Purtroppo, anche dagli amministratori locali nulla di fatto, se non risposte molto approssimative alle nostre specifiche e reiterate domande. Per di più, nel tempo, hanno sempre lasciato intendere di non essere direttamente coinvolti nelle sorti dello stabilimento. Abbiamo provato a contattare anche alcuni tecnici competenti in materia, impegnati a vario titolo nel caso Solland, ma senza il lasciapassare provinciale non avrebbero potuto prendere parte. Tutte le persone che avrebbero potuto contribuire ad una corretta informazione hanno declinato il nostro gentile invito, negando di fatto a tutti noi la possibilità di comprendere meglio le sorti della Solland e del suo areale. Eppure anche questa parte di Stabilimento ha contribuito a fare la storia del territorio, allo sviluppo della città di Merano, soprattutto dalla Seconda guerra mondiale in poi, rappresentando, da sempre, una concreta opportunità di lavoro per tutti. La politica che conta vede in questo triste epilogo una nuova chance per Sinigo. Lo speriamo tanto anche noi. Quel che c’è di certo oggi, visto il muro di gomma che aleggia sulla vicenda, è che quasi tutto possa essere possibile. Si è sempre parlato di bonifica, ma il prezzo di tale intervento è stato sempre e solo ipotizzato. Se fossero vere le cifre più volte citate, tenendo conto del valore del terreno al metro quadro che si potrebbe ricavare da un’area a sviluppo produttivo, non si sarebbe presentato alcun acquirente, tranne chi sapesse esattamente cosa avrebbe trovato in quei terreni. E visto gli aggiudicatari, non ci si stupirebbe se non servisse alcuna reale bonifica, che in virtù del livello della falda, probabilmente non sarebbe nemmeno fattibile nelle modalità prospettate. E se assistessimo ad un ampliamento della Rem-Tec? Si parla anche di un distretto high tech, ma l’innovazione, quella vera, era già qui. Dal bando di gara si evince come l’area sia inserita nel piano urbanistico comunale come zona di interesse provinciale, per la quale si applica l’articolo 25 delle norme di attuazione del PUC che dice testualmente “Questa zona comprende le aree di interesse provinciale destinate ad insediamenti produttivi ai sensi dell’art. 44 e seguenti della Legge provinciale del 11 agosto 1997, n. 13. Per questa zona deve essere redatto un piano di attuazione ai sensi della sopra citata legge.” Per la medesima zona vale inoltre quanto stabilito dal piano di attuazione provinciale in vigore. Ed entrando un po’ più nel merito dell’art. 44, il 44/1 si applica direttamente ad eccezione del comma 6 che è soggetto a specifica procedura di variante urbanistica; l’art. 44/bis, più volte richiamato, non è immediatamente applicabile poiché necessita come sopra di apposita variante urbanistica: significa che per realizzare impianti per la produzione di energia termica ed elettrica è necessaria una modifica del PUC da parte dell’amministrazione comunale; il 44/ter non è più in vigore ed il 44/quater non si applica stante il fatto che il piano di attuazione vieta esplicitamente la costruzione di alloggi di servizio. Dall’elenco degli assets immobiliari risulta anche la presenza di una caserma dei vigili del fuoco: non poteva essere recuperata invece di costruirne una nuova a pochi metri di distanza ed impiegare i fondi stanziati per rifunzionalizzare la scuola Giovanni XXIII? Negli ultimi atti di questa triste vicenda abbiamo continuato a leggere commenti intrisi di pregiudizi e stereotipi che sopravvivono grazie alla sempreverde e scomoda eredità del ventennio di cui Sinigo, urbanisticamente, ne è testimonianza. Si è assistito sempre più ad un accanimento terapeutico che portasse alla dismissione del nostro Stabilimento, quasi si volesse attuare una sorta di depotenziamento dell’assetto urbanistico storico che si completerà con la risistemazione della Piazza e la trasformazione del Dopolavoro. Vorremmo tanto sbagliarci, ma questa è la sensazione che aleggia per le vie di Sinigo. Ovviamente, non potendo rivolgere le nostre domande ai diretti interessati, aspetteremo con tutti i nostri dubbi l’evolversi della situazione. Resta il rammarico di non essere stati coinvolti in una decisione così importante per la storia del nostro Quartiere e soprattutto per chi li dentro ci lavorava.