Sinigo, un quartiere in falda

Di seguito pubblichiamo il discorso del signor Fabrizio Nicolini, sinighese, tenuto durante la serata informativa
sul tema della falda freatica, che ben descrive la situazione del nostro Quartiere.

Premessa:
La bonifica agraria è il complesso delle opere e dei lavori che è necessario realizzare per rendere produttive terre incolte e insalubri. La bonifica classica è quella idraulica di prosciugamento di una zona paludosa, spesso malsana, al fine di adibirla ad uso agricolo, industriale e urbano. La bonifica consiste nella realizzazione di una rete di canali che raccolgono e convogliano altrove le acque delle aree da bonificare, impedendo l’afflusso delle acque esterne. I corsi d’acqua di bonifica richiedono una periodica e accurata manutenzione per asportare i depositi fangosi e le erbe che crescono spontanee nei canali, al fine di evitare che, ammassandosi, modifichino il regime di movimento delle acque.
La bonifica idraulica è considerata a tutti gli effetti un’opera pubblica permanente a difesa del territorio.

Bonifica di Sinigo:
La bonifica della zona di Sinigo risale alla prima metà degli anni 20 e quindi addirittura antecedente a quella imponente eseguita nell’Agro Pontino. A Sinigo venne realizzata una bonifica a sistema binario: scolo naturale (dreni, fossi, capifossi, canali e pendenze) e sollevamento meccanico (pompe idrovore). Questo sistema giocava un ruolo determinante per evitare che si instaurasse il rischio puro dovuto ad inondazioni e gestiva la falda libera, cioè la falda che agisce tra il suolo e lo strato di argilla che la separa dalla falda sotterranea. Impedendo di fatto che essa salisse a tal punto da mettere a rischio le abitazioni e la produttività dei campi coltivati.
Ora, cosa può accadere se il sistema di difesa di un territorio a rischio idraulico viene smantellato?
Semplice: si ripristinano le condizioni antecedenti l’opera di bonifica (cioè la palude) e con esse il rischio puro.
Vi siete mai chiesti per quale motivo originariamente furono edificate soltanto certe aree di Sinigo a discapito di altre? Forse c’era una logica in questo. Una logica che probabilmente teneva conto di determinati fattori: tipo di terreno, altezza delle falde, scoli naturali, necessità di mantenimento dei canali di deflusso e di pendenze ben definite dei terreni. Fattori che in caso di urbanizzazione sovradimensionata avrebbero impattato negativamente dal punto di vista del rischio idraulico.
È dal 2012 che cittadini e Comitato di Quartiere denunciano che qualcosa a Sinigo ha smesso di funzionare. Ora, dopo anni di assordanti silenzi, finalmente questa giunta prende atto che qualcosa non quadra. A febbraio 2018 viene confermata la presenza di una seconda falda superficiale “sconosciuta e mai monitorata”. Bene, meglio tardi che mai! Ma questa non è altro che la falda che veniva gestita dalla bonifica. Era il sistema di canalizzazione, di pendenze e di sollevamento meccanico che impediva di fatto la formazione di questa falda (o quantomeno la conteneva entro livelli accettabili).
Quindi sorge spontanea una domanda: com’è stato possibile eliminare decine di fossi e capifossi, alzare terrapieni e tranciare canalizzazioni, intubare per centinaia di metri canali di bonifica che notoriamente non dovrebbero essere intubati perché la loro principale funzione è quella di raccogliere l’acqua meteorica e quella di trasudazione della falda. Per non parlare dell’eliminazione delle pompe idrovore. Il tutto quando il sistema di bonifica era l’unico baluardo che garantiva la sicurezza in un territorio tutt’ora classificato ad elevato rischio idraulico?
Nutriamo forti dubbi che sia possibile smantellare un sistema di bonifica, anche per la sua valenza sia in termini di sicurezza che ambientali. Ovviamente non sta a noi decidere eventuali responsabilità, ma ci auguriamo che venga fatta chiarezza anche su questo aspetto della questione.
In ogni caso ora ci troviamo con l’acqua che oscilla a circa un metro dal suolo (documentata durante i recenti scavi del teleriscaldamento per il nuovo polo scolastico). La falda non ha più vie d’uscita e i caseggiati storici non hanno fondazioni in grado di resisterle. La sicurezza dei caseggiati storici era garantita dalla bonifica. Purtroppo si notano già i primi segni inequivocabili dell’umidità di risalita capillare. E questo non è un motivo che possa lasciarci tranquilli. Poi invito tutti a guardare con i propri occhi lo stato di degrado in cui versano i canali di Sinigo soprattutto se comparati a quelli di altre zone del burgraviato. Canali, la cui gestione rimpalla tra tre diversi enti (Consorzio di Bonifica, Bacini Montani e ASM). Un esempio per tutti: fate un giro in via Enrico Fermi e osservate il canale che passa dietro al laghetto. Il canale è gonfio e l’acqua ristagna. Con tutto quel che ne consegue anche dal punto di vista igienico-sanitario. Perché ristagna? Per il semplice motivo che è fisicamente impossibile che l’acqua possa defluire in salita senza un sollevamento meccanico. A questo servivano le pompe idrovore.
Infine, consiglio a tutti i presenti la visione di un ottimo documentario intitolato Paludi Pontine: l’Amazzonia Perduta. Aiuta a comprendere l’importanza di un’opera di bonifica in un contesto a rischio idrogeologico e il motivo per cui è considerata un bene pubblico permanente a difesa del territorio.