Solland Silicon: finalmente si riparte!

Quanto segue per esprimere il nostro più fermo disappunto sulle affermazioni dei sindaci della Comunità Comprensoriale Burgraviato riguardo la Solland Silicon, per noi, da sempre, lo Stabilimento, che nel 2014 ha festeggiato, almeno sulla carta, i 90 anni di attività insieme all’ex Memc.

Ogni famiglia di Sinigo ha contato almeno un dipendente nello Stabilimento. E probabilmente ognuno di noi meranesi ha avuto un amico o un conoscente che lì ci abbia lavorato.

Non ci siamo mai opposti alle logiche del mercato e alla globalizzazione e non siamo mai entrati troppo nel merito delle sorti dello Stabilimento o del perché si sia arrivati al punto di quasi non ritorno. Spettano ad altri queste valutazioni.

Resta il fatto che quando un’azienda chiude è sempre un dramma per i lavoratori e la città.

Il nostro pensiero è sempre andato a quello che lo Stabilimento rappresenta per Sinigo e che nessuno potrà mai toglierci.

Sinigo è sempre stato considerato periferia della periferia. Prima dello Stabilimento c’era la palude, poi con esso è nato il Paese e negli anni, la Frazione ed infine il Quartiere. Si è passati dal produrre fertilizzanti al silicio. La Montecatini è diventata Montedison, poi Smiel e infine Memc; è cambiato il nome, ma per tutti è sempre rimasto il simbolo di casa e lavoro per centinaia di famiglie.

Lo Stabilimento ha fatto la storia del territorio, soprattutto quella di Sinigo.

Tutto, infatti, prima di essere esportato altrove, è stato sperimentato a Sinigo. La fabbrica fu sì il primo insediamento industriale italiano dopo l’annessione, ma più che un simbolo patriottico è sempre stata una concreta opportunità di lavoro per tutti.

In questi anni abbiamo sempre seguito costantemente e con interesse l’evolversi della situazione. La chiusura di una parte dello stabilimento sarebbe stata una ferita che la città e soprattutto il quartiere non sarebbero mai stati in grado di rimarginare.

Sapere della vendita alla QSTec è motivo di grande speranza per una ripartenza che immaginiamo tutelerà non solo i lavoratori ancora presenti in azienda, ma che potrebbe creare nuovi sbocchi occupazionali.

Si preserverà così anche un’importante testimonianza storica di Sinigo.

E per quanto riguarda la sicurezza, la fabbrica, a Sinigo, è sempre stata percepita come una risorsa più che un pericolo. In fondo sappiamo benissimo come anche la combustione non ottimale della legna possa generare l’emissione di sostanze dannose per la nostra salute!